Tre piani, Eschkol Nevo – Neri Pozza

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Tre piani, Eschkol Nevo – Neri Pozza

Eskol Nevo - Tre piani

Fate mai il giochino di immaginarvi la vita di uno sconosciuto?

O meglio ancora, sentite mai la curiosità di guardare attraverso le finestre dei palazzi con le luci accese?

A me questa curiosità di sbirciare in un palazzo in Israele è venuta con il libro di Eschkol Nevo, “Tre piani” edito da Neri Pozza, perché narra le storie dei nuclei familiari differenti che abitano in tre piani di una palazzina, a Tel Aviv.

Tre piani, di Eschkol Nevo

Al primo piano abita Arnon, voce narrante del primo racconto, che è sposato con Ayelet e ha una figlia di nome Ofri. La coppia di genitori spesso indaffarata tra lavoro e svago lascia la figlioletta a una coppia di anziani che abita di fronte al loro appartamento. Hermann e Ruth sembrano miti, due nonnini innocui, ma Hermann si scopre malato di Alzheimer e inoltre, insiste parecchio per ricevere un bacino affettuoso dalla piccola Ofri, cosa che comincia a suonare sospetta a Arnon che comincia a rimuginarci su e quando un episodio si abbatte su di loro può essere la chiave per stravolgere corso della loro esistenza.

Al secondo piano vive, un po’ in solitudine, Hani con le sue due bambine e un marito sempre in viaggio per lavoro. Quando in casa le piomba il cognato in fuga dalla giustizia, essendo ricercato per frode, la sua routine viene sconvolta e i suoi pensieri si confondono tra reale e immaginario e affiora lo spettro della malattia mentale che potrebbe aver ereditato dalla madre e lei che si sente attratta dal cognato senza riuscire a capire cosa sia veramente successo si interroga e non si dà pace.

Al terzo piano abita una giudice in pensione rimasta da poco vedova . Dovra continua a parlare a suo marito, anch’egli giudice durante la vita, attraverso la segreteria telefonica e ripercorre idealmente con lui le tappe della loro vita insieme e del loro essere genitori-giudici di un figlio che da giovane e scapestrato ha investito, uccidendola, una donna incinta.  Arad, questo il nome del figlio di Dovra si è allontanato dalla sua famiglia e solo un incontro con una ex spia in pensione riaccende nella madre la speranza di un riavvicinamento.

Non serve aver letto Freud per godere della narrazione di Nevo

La narrazione potente di Nevo fa riflettere sulla complessità dei rapporti umani e come si capisce in maniera chiara nel terzo episodio, l’autore con questi tre piani del palazzo fa un preciso riferimento ai tre luoghi dell’inconscio descritti da Freud: Es, Io e Super-Io. Quindi si parla in ordine: di pulsioni sessuali non frenate, primo piano, della necessità di equilibrare pulsioni e intelletto, secondo e in fine di razionalità che tutto regola e reprime.

“Ogni famiglia è un pianeta a sé, e a volte serve la presenza di qualcuno atterrato lì da un altro posto per rendersi conto.” (p. 151)

La struttura è originale e coinvolgente e gli accadimenti descritti per quanto non consueti, diventano il paradigma di situazioni universali, creando anche suspance e voglia di capire come andrà a finire. Molto bella l’idea di fare parlare i personaggi ad un interlocutore ipotetico che è un caro, un amico e serve come confessionale o semplice sfogo, ma ha il grande merito di non essere giudicante, perché il racconto sgorga dal protagonista senza essere interrotto.

I pensieri dei personaggi fluiscono, si fanno domande e si rispondono e ci fanno entrare nelle loro storie che possono assomigliare anche alle nostre.

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