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Intrigo Italiano, Carlo Lucarelli – Einaudi

Carlo Lucarelli - Intrigo Italiano

Sono passati venti anni dall’ultima volta che abbiamo potuto leggere in “Via delle Oche”, edizione Sellerio, le indagini del fortunato personaggio di Carlo Lucarelli.

Non deve essere facile per un autore, rispolverare dopo tutto questo tempo e tanti libri in mezzo, un personaggio di una serie scritta quasi agli esordi, ma forse, per gli scrittori i loro personaggi diventano amici con i quali ogni tanto fanno una chiacchierata e si tengono aggiornati sui cambiamenti delle loro vite.

Vediamolo assieme!

Bentornato commissario De Luca!

De Luca lo abbiamo lasciato nel nostro 1996 che saliva le scale del palazzo di Giustizia per rispondere alle accuse di aver lavorato nella polizia fascista, nel 1948 e lo incontriamo ora, nel 2017, cinque anni dopo per lui, con un altro cognome Ingegner Morandi.

Ci troviamo in “Intrigo italiano” a cavallo tra il 1953 e il 1954, a Bologna dove il paesaggio è imbiancato e il freddo pungente. L’Italia è in piena ripresa economica, sono gli anni del boom in cui la gente ha voglia di spensieratezza e divertimento, la guerra è alle spalle e ora si vuole ballare, ascoltare musica e l’attesa di Sanremo e i suoi protagonisti coinvolge un po’ tutti, anche chi deve investigare nel torbido.

Chi è e cosa fa De Luca?

De Luca è una persona di poche parole, diffidente e insonne a causa dei troppi caffè che gli danno acidità di stomaco. Formalmente non è più un Commissario di Pubblica Sicurezza a causa del passato da repubblichino che gli impedisce un ritorno a tutti gli effetti.

Così ora lavora per i Servizi che in piena Guerra fredda agiscono con depistaggi, lotte, delitti, ovvero con ciò che passerà alla storia come “strategia della tensione”.

L’indagine a cui è stato affidato è quella sulla morte della moglie di un professore universitario morto anche lui, qualche mese prima, in un incidente in macchina sul ponte della Persicetana, in cui ha perso la vita anche il figlioletto.

La donna, Stefania Cresta, è stata trovata riversa nella vasca da bagno, strangolata, in un appartamento chiamato il “trappolone”, ovvero un posto affittato dal marito Mario che lo usava come pied-a- terre per i suoi incontri d’amore clandestini.

Molti conti non tornano

De Luca con una scrupolosità al limite dell’ossessione vuole vederci chiaro, ma si deve guardare le spalle, perché si tratta di un Intrigo italiano e nessuno può stare tranquillo.

Il Commissario una volta lanciato, non sa tornare indietro, anche se ad essere invischiati e colpevoli sono i suoi capi, anche se andando avanti ci si può fare sempre più male.

Andare fino in fondo, sempre, anche con Claudia, una cantante jazz di colore, voce del gruppo Alma Mater, che conosce in un club dove va ad indagare. Claudia (o Franca, o Faccetta Nera per via del colore della pelle), figlia di un italiano e di una somala, conosceva bene il morto. Lo capisce subito il nostro protagonista che l’attrazione che ha verso di lei non porterà nulla di buono, ma non riesce a sottrarsi.

Molto bello è lo sfondo storico che Lucarelli disegna, grazie anche all’idea di riportare integralmente i titoli delle pagine dei giornali dell’epoca, riesce a descrivere il contesto con realismo e combinarlo alla perfezione con la trama.

Proprio in quei giorni il mistero su cui tutti, l’opinione pubblica e anche i capi di De Luca, sono concentrati è quello del ritrovamento del corpo di una giovane di ventuno anni, Wilma Montesi, sulla spiaggia di Torvaianica alla vigilia della Pasqua del 1953.

È lo “Scandalo Montesi” a tenere banco nelle cronache della neonata Repubblica, che con uno sguardo ancora bigotto, giudica i festini e il divertimento sfrenato post bellico. Ma De Luca affiancato da Giannino va per la sua strada e inizia la sua indagine, senza risparmiare nessuna pista, anche se nessuno tranne lui sembra voglia davvero scoprire la verità.

I colleghi gli consigliano di non farsi troppe domande sui “delitti imperfetti” che incontra sulla sua strada, ma per un cane da caccia come lui questo non è possibile.

– Io non sono un cane bastardo. Sono un cane da caccia. Sono un poliziotto.

– Sciocchezze. Lei fa parte del nostro mondo, ormai. Con tutto quello che ha fatto, con tutto quello che sa, crede davvero che la lasceremo andare?

– Trattiamo.– Sciocchezze. Lei fa parte del nostro mondo, ormai. Con tutto quello che ha fatto, con tutto quello che sa, crede davvero che la lasceremo andare?

– Trattiamo.

In conclusione mi è piaciuto?

La risposta è che sì, anche se ho trovato l’intreccio a momenti un po’ forzato, il mix tra ambientazione storica e personalità dei personaggi mi ha portato d’un fiato a leggere fino alla conclusione della vicenda, in maniera godibile e con il pensiero che alle volte la realtà può essere davvero così intricata.

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