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Babilonia, Yasemine Reza – Adelphi

Yasmina Reza - Babilonia

Immaginatevi una donna di mezz’età, che vive in un posto alla periferia di Parigi chiamato Deuil-l’Alouette (che curiosamente sarebbe Lutto-l’Allodola), con un lavoro, un marito, un figlio e una sorella, tutto borghese, tutto perfetto, tutto banale.

Ma nei libri della Reza non si può stare tranquilli e Babilonia non fa eccezione, adagiarsi in questo tipo di mondo che sembra così confortevole non è consigliato. Se all’inizio ci sembra di assistere semplicemente alla vita di una donna annoiata che per movimentare un po’ la routine familiare dà una cena in cui intervengono gli inquilini del suo palazzo, aspettiamoci di cambiare idea.

Alla cena si chiacchiera e si raccontano storie che sfiorano l’intimità senza mai approfondirne le dinamiche, ma la padrona di casa è attirata e incuriosita, senza sapere davvero il perché, dal suo vicino di casa, un uomo dimesso che è lì con sua moglie.

Alla fine della cena, in piena notte sentono bussare alla porta ed è proprio il vicino che poco prima era al loro tavolo che fa subito loro una confessione agghiacciante: ha appena ucciso sua moglie.

A questo punto la donna rimane invischiata negli eventi perdendone, forse, il controllo.

Lo stile della Reza, fatto di frasi taglienti, sottolinea come ci siano dei meccanismi nella coppia che per una frase sbagliata possono incepparsi e creare il cortocircuito.

E’ possibile l’amicizia tra uomo e donna?

L’autrice di Babilonia sembra voler porre tante domande: la coppia è la salvezza per la solitudine o il suo baratro? Ci si salva sempre e solo da soli? La voglia di evadere da una vita come tante ci porta a comportarci come mai avremmo pensato?

La protagonista agisce governata dall’irrazionalità e non sa neppure lei come mai decide di aprire la porta al vicino omicida.

“Ha ceduto alla vittoria segreta dell’amore, come tutti gli innamorati respinti che il minimo gesto inaspettato basta a infiammare. Gli stessi gesti, compiuti da una persona che dai per acquisita, non valgono una cicca. Potrei scriverci un romanzo. Il tizio che non ti fila nemmeno di striscio e una mattina, per distrazione o crudeltà, ti lancia un segnale imprevisto, so bene che cosa scatena.”

La Reza sfugge come sempre al moralismo, non vuole dare lezioni di vita e non dà neppure chiavi di lettura della vicenda, presenta i fatti con distacco e i suoi personaggi sono nudi di fronte al lettore, senza psicologismi e condiscendenza.

In conclusione

Si può dire che anche se l’impianto narrativo di Babilonia non è tra i più originali, la scrittura brillante ed arguta della Reza ci porta con intelligenza a riflettere nel torbido delle emozioni umane.

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